Il Museo


Sorto per volontà testamentaria di Giovanni Scaramangà, commerciante di origine greca e grande raccoglitore di memorie su Trieste, il museo ha esposto per la prima volta le sue raccolte nel 1962.

Allora come oggi, i visitatori sono invitati a percorrere le stanze di quella che era l’abitazione del Fondatore situata in un edificio costruito nella seconda metà del XVII secolo e affacciato sulla piazza Sant’Antonio in fondo al Canal Grande.
Nell’appartamento alcuni ambienti sono stati conservati inalterati approvando l’idea del museo d’ambiente, mentre altri sono stati adattati alle esposizioni.

Giovanni Scaramangà

Giovanni Scaramangà discende da una antica e nobile famiglia originaria dell’isola di Chios nell’Egeo, trasferitosi a Trieste per sfuggire alle stragi dei Turchi durante l’insurrezione greca. La famiglia ebbe quattro vittime, fra cui il bisnonno del nostro, giustiziate dei Turchi.

Giovanni Scaramangà nacque a Trieste il 2 aprile 1872 e dopo aver compiuto gli studi nella sua città, cominciò l’attività nella ditta di famiglia.
Di sentimenti italiani, aderì al Partito Liberale Nazionale, venendo chiamato a rappresentare la città Parlamento di Vienna. La sua opera si svolse instancabile nella difesa degli interessi della città fintanto che dovette ritornare a Trieste per curare quelli commerciali della famiglia.

L’esperienza acquisita durante la sua permanenza a Vienna, la sagacia dimostrata nella conduzione degli affari e soprattutto il suo equilibrio fecero sì che venisse eletto prima Consigliere della camera di Commercio ed Industria e poi Presidente nella stessa, carica che mantenne per tutto il periodo della prima guerra; al termine venne nominato dal Governo Italiano Commissario Regio della Camera di Commercio.
Dalla fine della guerra Giovanni Scaramangà è presente in tutte le più serie e prestigiose attività della città e il suo nome compariva nei più svariati consigli di amministrazione: banche, compagnie di assicurazioni, società di navigazione, imprese commerciali, società sportive, industrie, ecc. Alla fine della seconda guerra mondiale si trova a presiedere il Lloyd Triestino e deve affrontare tutti i problemi conseguenti alle distruzioni patite dalla società durante il conflitto.

Dopo aver provveduto al rimpatrio del personale rimasto bloccato all’estero ed a salvare e recuperare quanto era rimasto della flotta sociale, si trovò in contrasto con la Finmare che intendeva trasferire le navi superstiti ad un altro compartimento marittimo.

Quando, malgrado l’opposizione, le navi vennero trasferite, si dimise dalla carica. dal 1947, ritirandosi dalle attività imprenditoriali, si dedicò con passione alle attività culturali ricoprendo incarichi di prestigio, tanto come presidente del Curatorio del Civico Museo Revoltella quanto come componente della Commissione Consultiva della Biblioteca civica.

Morì nella sua casa il 4 marzo 1960.